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“MAGIE D'AFRICA” – Alessandro e Alfredo Castiglioni

In sessant'anni di missioni, soprattutto nel continente africano, Alessandro e Alfredo Castiglioni hanno effettuato importanti ritrovamenti archeologici e realizzato una accurata documentazione di usi e costumi di gruppi etnici ormai scomparsi o che stavano perdendo le loro originarie basi culturali.

 

Tutto cominciò con un viaggio con una Vespa nel 1956: “Partimmo dall’Italia, attraversammo la Francia e la Spagna franchista – per la quale ottenemmo il visto grazie alla lettera del nostro parroco che garantiva che eravamo buoni cristiani – e, superata Gibilterra, entrammo in Africa con le nostre motorette” ricorda Alfredo Castiglioni.

“Dal Marocco scendemmo fino al Senegal, fra lo stupore della gente locale che ci vedeva percorrere improbabili piste di sabbia con il vespino”.

 

L’incontro con l’Africa, il teatro delle imprese dei due gemelli – insigniti del premio De Clerq dell’Accademia di Francia, fregiati di medaglia d’oro per alti meriti culturali dalla Presidenza della Repubblica italiana e soprattutto autori di quella che è stata definita una "tra le grandi scoperte dell'archeologia", il ritrovamento della città di Berenice Pancrisia – fu quindi un po’ casuale.

 

Hanno in seguito percorso il Continente africano prima, da etnologi, nella porzione del Continente Nero che va dal Golfo di Guinea alle sabbie del Sahara Occidentale, in quella che durante il colonialismo era l’Africa Francese. Poi, da archeologi, in quella regione racchiusa fra l’ansa del Nilo sotto la diga di Assuan e il Mar Rosso, segnata sulle cartine come As Sahra An Nubiya, il deserto della Nubia. “Scegliemmo di concentrarci sulla Nubia perché allora era una zona relativamente nuova e sconosciuta dal punto di vista storico e archeologico”.

 

Il documentario “MAGIE D'AFRICA” è costituito da materiali girati nell’arco di cinquant’anni sulla magia fra Sahara e Corno d’Africa. Materiali che nell’arco degli anni sono divenuti storia.

I fratelli Castiglioni hanno preso spunto dai bellissimi grafiti preistorici che si trovano nel deserto sahariano quali esempio di “magia venatoria” per arrivare a comprendere e dare testimonianza ad episodi, usi, costumi e rituali che costituiscono uno specchio della vita umana. Riti particolari legati alla fecondità, alla malattia e alla caccia, cerimonie elettrizzanti che costituiscono esempi di una quotidianità destinata a scomparire che merita di essere ricordata anche grazie al prezioso lavoro dei fratelli Castiglioni che hanno raccolto, organizzato e catalogato centinaia di migliaia di metri di pellicola.

Immagini che ci riportano ad un mondo sempre più lontano in cui tutti affondiamo le nostre radici.

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GIAN LUCA TORRENTE,
07 dic 2015, 07:25
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